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Una donna chiamata rivoluzione

Commento

Una donna chiamata rivoluzione, Sergio Dalmasso, Red Star Press

Lettura quasi d’obbligo nel centenario della morte di Rosa Luxemburg. Diciamo subito che il libro, forse per la sua brevità, risulta un po’ supponente. Nel senso che suppone nel lettore una serie di conoscenze del dibattito nella seconda internazionale, del processo che investì la sinistra europea dopo la rivoluzione russa del 17 e nella storia della Germania dalla fine della prima guerra mondiale ai moti spartachisti del 21. Comunque, anche come sintesi impegnativa, la lettura ci racconta della breve vita di Rosa Luxemburg quale importante figura del movimento socialista e comunista dei primi vent’anni del secolo scorso. Appassionata, coraggiosa, poco incline al compromesso ed in sostanza grande eretica. Risulterà una donna colta, capace di esperienze estreme come la critica alla guerra e la feroce battaglia contro il governo a guida socialdemocratica della Repubblica di Weimar e la condanna delle modalità di consolidamento del potere bolscevico in Russia anche in contrapposizione con Lenin (che però la terrà sempre in grande considerazione). Rosa è un’appassionata marxista che crede nella necessità di riscoprire il vero pensiero del padre del comunismo depurandolo dal revisionismo che aveva coinvolto tutto il movimento dopo la morte di Marx. Combatte dunque la deriva revisionista che relega la rivoluzione sullo sfondo di una conquista del potere attraverso metodi riformisti ma distrugge pure il burocratismo intorno al quale si ossifica la costruzione del socialismo nella Russia sovietica. Accusata di spontaneismo, il suo pensiero, invece, ruota tutto sulla fondamentale esperienza diretta concreta nell’azione delle masse popolari intravedendo il ruolo del partito avanguardia solo sullo sfondo come organizzatore ma non come luogo della mediazione. Muore per aver partecipato, contro la sua opinione, ai moti Spartachisti a causa della repressione messa in campo dal governo socialdemocratico contro la mobilitazione delle varie frange del movimento comunista tedesco (altro che la scissione di Livorno). Una figura degna di conoscenza e studio per capire cosa ruotò intorno alla crisi post bellica della Germania tale da portare all’autodissoluzione l’esperienza socialista più avanzata d’Europa e a consegnare tramite il nazismo il potere nelle mani del grandi capitale militarista.